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Trombosi, prevenzione per combatterla

In occasione della Giornata mondiale contro la malattia, il 13 ottobre, ALT Onlus presenta un’indagine da cui emerge che solo 1 italiano su 3 la conosce

In occasione della Giornata mondiale contro la trombosi, in programma il prossimo venerdì 13 ottobre, ALT Onlus (Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari) fotografa il drammatico ritratto della povertà delle conoscenze in questo campo nel nostro Paese con un’indagine da cui emerge che solo un italiano su 3 conosce il significato della parola “trombosi” e più della metà degli italiani, soprattutto i cittadini del centro-sud, non sa che le malattie da trombosi si possono evitare.

“Ce ne siamo accorti in Italia quando 30 anni fa abbiamo fondato ALT - dichiara la sua presidente, Lidia Rota Vender - e se ne sono accorti anche gli americani. Infatti, solo un americano su 7 sa che cosa vuol dire trombosi. È un paradosso perché una persona su quattro nel mondo perderà la vita proprio per colpa di un trombo o rimarrà pesantemente invalida per non averne mai sentito parlare prima o per non aver ascoltato. Eppure la trombosi è il nemico che dovremmo temere più di ogni altro: soprattutto perché possiamo batterla. Le malattie da trombosi sono l’incontro più probabile per tutti coloro che hanno 50 anni o più, ma possono essere evitate almeno in un caso su tre, perché la prevenzione delle malattie da trombosi funziona davvero e dipende molto da ciascuno di noi”.

Il dato americano conferma il risultato della ricerca condotta da ALT che ha evidenziato come solo il 33% degli italiani conosce le malattie da trombosi e le loro cause, mentre la maggioranza ignora la loro reale incidenza. Alla domanda che chiedeva loro se il tumore alla mammella nella donna colpisce di più o meno della trombosi, quasi la maggioranza del campione non ha saputo rispondere e solo il 10% degli intervistati ha dato la risposta corretta, riconoscendo la maggiore incidenza della trombosi tra la popolazione femminile rispetto al cancro.

La sola trombosi venosa, infatti, causa da sola ogni anno più morti del cancro e degli incidenti stradali. Ma potrebbe essere evitata, se la conoscessimo. Ecco perché anche ALT, insieme a tante altre associazioni dedite alla prevenzione delle malattie cardiovascolari, sotto l’egida diISTH, International Society for Thrombosis and Haemostasis, società scientifica che riunisce gli esperti di trombosi di tutto il mondo, parteciperà alla Giornata mondiale della trombosi con l’obiettivo di diffondere conoscenza e consapevolezza su un nemico che è possibile non solo battere, ma anche evitare.

“La trombosi è un problema rilevante - afferma Gary Raskob, presidente del Comitato della Giornata mondiale -. È incredibile che così poche siano le persone che la conoscono. Comprendere quali sono i fattori di rischio che aumentano la probabilità di andare incontro a un evento da trombosi e correggerli significa salvare la propria vita e quella dei propri cari”.

La trombosi provoca danni diversi: dipende dal punto in cui si forma, se una vena o un’arteria, e dall’organo in cui quel vaso si trova: organi nobili come il cervello o il cuore pagano un tributo importante in termini di infarto e ictus cerebrale, ma anche organi considerati meno nobili come l’intestino o il rene possono essere colpiti da un infarto e riportare danni gravi a tutto l’organismo.
I trombi che si formano nelle vene sembrano meno aggressivi, ma questo è un errore di sottovalutazione: se si forma di una piccola vena alla caviglia, il trombo può dissolversi, ma può anche estendersi verso il cuore occupando spazi sempre più grandi e importanti e soprattutto liberando emboli che causano embolia polmonare fino ad arresto del cuore. L’embolia polmonare ancora oggi è la causa più frequente di morte nella donna nei 60 giorni dopo il parto. Non è giusto che questo venga ignorato.

I SEGNI E I SINTOMI DELLA TROMBOSI
Dolore o gonfiore di una gamba, della caviglia o della coscia, rossore e calore della parte colpita. Se il trombo libera emboli che dalla vena arrivano al polmone compaiono sintomi legati al respiro che diventa corto, con dolore al dorso o al torace, simile a una pugnalata, a volte con febbre, respiro accelerato, ritmo del cuore più rapido del normale, sensazione di stordimento, a volte perdita di coscienza.

CHI RISCHIA DI PIÙ?
Chi è ricoverato in ospedale, ha subito un intervento chirurgico, ha un tumore, è rimasto immobilizzato a lungo, porta una ingessatura, è in gravidanza o nel periodo dopo il parto, prende farmaci a base di ormoni, segue chemioterapia. Chi soffre di una malattia infiammatoria acuta o cronica. Su 100 casi di trombosi venosa, 60 si verificano in pazienti ricoverati o appena dimessi dall’ospedale: è importante collaborare con il proprio medico quando si viene ricoverati in ospedale, sarà lui a valutare il profilo di rischio per proteggere il paziente in modo adeguato.