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Riforma del Terzo settore, le erogazioni liberali e il "Social bonus"

Dopo la corposa circolare del Consiglio nazionale, arriva un primo focus delle Fondazione nazionale dei commercialisti sulla nuova normativa

di Maurizio Postal

Quest’estate ha trovato attuazione la riforma del Terzo settore, avviata con la legge delega del 2016 (legge 6 giugno 2016, n. 106). Nell’agosto scorso sono stati infatti pubblicati i relativi decreti attuativi: il D.Lgs. 6 marzo 2017, n. 4, contenente la disciplina del servizio civile universale; il D.Lgs. 3 luglio 2017, n. 111, che riforma la disciplina di destinazione del cinque per mille; il D.Lgs. 3 luglio 2017, n. 112, di revisione della disciplina dell'impresa sociale e, probabilmente il più rilevante per importanza, il D.Lgs. 3 luglio 2017, n. 117 che ha introdotto il Codice del Terzo Settore.

Si è così realizzata la codificazione della normativa del Terzo settore, fornendo finalmente una disciplina unitaria che regola gli enti del Terzo settore sotto il profilo civilistico, aziendalistico e fiscale. Il Codice del Terzo Settore, infatti, istituisce un Registro unico nazionale del Terzo settore, strutturato per diversi sotto-settori, definisce la categoria degli ETS, ne individua diverse tipologie, specifica le attività di interesse generale che i medesimi possono svolgere, delinea le diverse forme di finanziamento cui possono accedere e regola gli adempimenti fiscali, contabili e gestionali cui sono chiamati.

Il CNDCEC, all’indomani dell’attuazione della riforma ha pubblicato una prima circolare che illustra i contenuti del nuovo Codice del Terzo Settore; tuttavia, la rilevanza della riforma in atto, nonché l’ampiezza dei temi affrontati, ha suggerito l’opportunità di effettuare anche degli approfondimenti monotematici dei principali contenuti della riforma, mediante la pubblicazione di alcuni documenti della FNC.

Data la diversa tempistica di entrata in vigore delle disposizioni che compongono il quadro normativo delineato dal legislatore delegato, si è ritenuto utile prendere le mosse da quella parte di disciplina di prossima applicazione e, in particolare, dal nuovo regime di agevolazioni fiscali riconosciute a fronte di erogazioni liberali. La riforma del Terzo settore ha, infatti, riservato particolare attenzione alla razionalizzazione e incentivazione del sistema delle agevolazioni fiscali riconosciute ai soggetti che scelgono di sostenere finanziariamente gli enti del Terzo settore, favorendo l’afflusso verso enti particolarmente meritevoli di beni e risorse finanziarie derivanti da liberalità.