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Lo spesometro slitta al 16/10. Miani: “Irrisolto il nodo sanzioni”

Gelosa e Postal: "Dichiarazioni Sogei lasciano a dir poco perplessi"

di Mauro Parracino

Un comunicato di poche righe del Mef per annunciare l’ennesimo rinvio per lo spesometro. “Viene posticipato al 16 ottobre 2017”, comunicano da via XX settembre, “il termine per effettuare la comunicazione all’Agenzia delle Entrate dei dati delle fatture emesse e ricevute relative al primo semestre del 2017. La proroga è prevista da un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM), su proposta del Ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan, che oggi ha firmato il provvedimento”. Dunque l’atteso slittamento dei termini dal 5 al 16 ottobre alla fine è arrivato. Ma è ancora nebbia fitta sulle sanzioni, come fa notare il presidente nazionale dei commercialisti, Massimo Miani. “Avevamo chiesto di spostare a metà ottobre i termini per lo spesometro già lo scorso luglio”, ha commentato. “Ci avevano detto che era impossibile, poi, di rinvio in rinvio, a quella data si è finalmente arrivati. Meglio tardi che mai. Ma resta ancora del tutto irrisolto il nodo delle sanzioni, tema sul quale il Governo continua a non esprimersi ufficialmente. Non sappiamo ancora se questo adempimento sarà alla fine considerato sperimentale e quindi se le sanzioni saranno effettivamente sospese, senza se e senza ma, come chiediamo da settimane. Arrivati a questo punto di questa tragicommedia, è questo il cuore del problema, non più l’ormai stucchevole balletto sulle date”.

Per Miani “la proroga è la presa d’atto finale di una pesante sconfitta dell’operazione spesometro alla quale si è voluti andare incontro nonostante i commercialisti avessero lanciato, sin dallo scorso anno, ripetuti allarmi sulla inaudita complessità dell’adempimento. La nostra speranza è che la situazione oggettivamente incresciosa verificatasi in queste settimane e ancora purtroppo in corso, sia da stimolo per una analisi onesta ed equilibrata dell’accaduto da parte dell’Amministrazione fiscale e del Governo, analisi sulla quale avviare un dialogo franco e costruttivo per un fisco che non rinunci certo ad investire sull’informatizzazione, ma che lo faccia in modo finalmente più rispettoso di professionisti e cittadini”.

Oggi è stata anche la giornata dell’attesa audizione dei vertici di Sogei proprio sul caos spesometro di questi giorni. Audizione che non ha cerro soddisfatto il Consiglio nazionale dei commercialisti. “Le dichiarazioni rilasciate dai vertici di Sogei nel corso dell’audizione parlamentare di oggi sulla vicenda spesometro lasciano a dir poco perplessi”, hanno affermato i due delegati alla fiscalità, Gilberto Gelosa e Maurizio Postal. “Non solo viene confermato che, a tutt’oggi, non è stata ancora ripristinata la totale funzionalità dell’interfaccia web “Fatture e Corrispettivi”, hanno spiegato, “ma addirittura si annuncia, a fronte delle evidenti falle che il sistema ha mostrato in punto di tutela della privacy dei contribuenti, “l’avvio di verifiche finalizzate ad individuare, da una parte i soggetti che hanno avuto accesso a file non firmati da loro stessi pur non essendo stati delegati esplicitamente sui sistemi alla consultazione dei dati, dall’altra le informazioni visualizzate”.

“Invece dunque di rivolgere le proprie scuse a contribuenti e professionisti che, ormai da giorni, sono impegnati a tempo pieno in un adempimento che si è rilevato costosissimo in termini economici e di risorse e che sta mostrando ancora tutti i suoi limiti e criticità”, hanno proseguito Gelosa e Postal, “si annuncia una “caccia alle streghe” nei confronti dei professionisti che, con abnegazione e spirito di servizio, stanno facendo il possibile per portare a termine l’adempimento, nonostante i gravi disservizi che si sono manifestati nei giorni scorsi e che, ad oggi, non sono ancora stati del tutto risolti”.
“E’ fin troppo banale”, secondo i due consiglieri nazionali, “evidenziare che la tutela della privacy deve essere garantita “a monte” dal sistema informatico, impedendo l’accesso da parte di soggetti non autorizzati. L’aver lasciato la porta aperta costituisce dunque grave violazione della privacy addebitabile ab origine a chi quel sistema lo ha implementato e non a coloro che eventualmente hanno avuto accesso a dati non inviati da loro stessi”.

“Né si può dire”, hanno concluso Gelosa e Postal, “come affermato da Sogei nel corso dell’audizione, che “si è trattato di una scelta funzionale per dare agli operatori economici il massimo della possibilità e degli strumenti finalizzati ad agevolare il rispetto dell’adempimento fiscale”. Ben vengano, infatti, tutte le facilitazioni possibili nell’esecuzione dell’adempimento, di cui, nel caso di specie, non vi è invero la benché minima traccia, ma pur sempre nel pieno e incondizionato rispetto della privacy dei contribuenti”.